Significato del termine medico: vaccinazione.


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Il termine vaccinazione deriva dall’esperienza del medico inglese E. Jenner (1798). Egli osservò che l’inoculazione nell’uomo del vaiolo vaccino ("cowpox") dava luogo ad una malattia assai attenuata, in seguito alla quale residuava una solida immunità nei riguardi del più grave vaiolo ("smallpox"). Per analogia si estese poi il termine vaccinazione ad ogni pratica atta a stimolare uno stato immunitario contro le malattie infettive mediante somministrazione di antigeni costituiti da batteri o virus agenti delle malattie stesse (uccisi od opportunamente attenuati), o da loro derivati (frazioni del corpo batterico, tossine, anatossine) e il termine vaccini a tali antigeni. Ulteriori contributi derivarono dagli studi di Pasteur (1880) il quale dimostrò che alcuni microrganismi, mantenuti in particolari condizioni perdono la capacità di produrre malattia (la virulenza), conservando la proprietà di stimolare le difese dell’organismo, e di Ramon il quale dimostrò le capacità antigeni e profilattiche delle tossine detossificate (anatossine). Sulla base degli studi fondamentali di Jenner, Pasteur e Ramon, la pratica dalla vaccinazione fu estesa a molte malattie infettive, e furono ottenuti vaccini sempre più efficaci ed innocui. I vaccini vengono impiegati sia per la prevenzione delle malattie infettive (vaccinoprofilassi) sia per la cura di esse (vaccinoterapia); l’immunità che segue la vaccinazione è detta attiva per distinguerla da quella passiva conseguente alla somministrazione di sieri immuni. Come abbiamo detto sopra la vaccinazione ha lo scopo di stimolare la produzione attiva di anticorpi da parte dell’organismo; tale scopo si raggiunge o somministrando corpi batterici o virus uccisi, o loro derivati (frazioni del corpo batterico, anatossine) i quali fungono da antigeni capaci di stimolare direttamente le cellule deputate alla produzione di anticorpi (è questo il caso della vaccinazione antitifica, antipertossica, antitetanica, antipolio-Salk, etc) oppure mediante la somministrazione di germi vivi, attenuati o mutati, o sierologicamente affini, sprovvisti di virulenza, i quali provocano un’infezione benigna o inapparente, capace però di conferire uno stato immunitario (vaccinazione antivaiolosa, antitubercolare-BCG, anticarbonchiosa, antipolio-Sabin, etc). La maggioranza dei vaccini vengono somministrati per iniezione sottocutanea o intramuscolare; alcuni casi per scarificazione cutanea (vaccino antivaiolo), altri per via orale (antipolio).



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