Significato del termine medico: ustioni.


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Ustioni

Ustioni

Per ustioni s’intende una malattia complessa e generalizzata conseguente ad alterazioni prodotte, su una superficie limitata od estesa dei tessuti, dall’azione di alcuni agenti fisici (calore, elettricità, etc) e chimici (acidi, alcali concentrati, fosforo, magnesio, alcuni gas bellici).
L’azione del calore sui tessuti è proporzionata al tempo ed al potenziale calorico che si esercita secondo i tre modi di propagazione fisica: a) conduzione (contatto con liquidi bollenti e solidi surriscaldati); b) convenzione (gas e vapori bollenti); c) irradiazione (luce, sole).

Fisiopatologia

In una serie di esperimenti sulla cavia, Leach Peter e Rossinter (1943) hanno dimostrato che la temperatura critica per lo sviluppo delle caratteristiche alterazioni dell’ustione risiede tra i 50° ed i 55 °C per l’esposizione di un minuto, mentre il riscaldamento a temperatura fino a 47 °C, anche per 6 min, non causa alcuna modificazione apprezzabile; a 60 °C, ha inizio ancor più rapidamente il disturbo cellulare e, conseguentemente alla liberazione di sostanze tossiche, quello vascolare, caratterizzato dall’edema e dalla formazione dell’escara.
La profondità delle ustioni è direttamente proporzionale al potenziale calorico ed al tempo di azione del medesimo. L’edema (e altri fenomeni vascolari) e la necrosi sono comuni a tutte le ustioni, ma variamente dipendenti dai fattori quali il potenziale calorico, la modalità e la durata d’esposizione, la diversità di struttura dei tessuti colpiti e fattori costituzionali generali.
L’edema si produce per l’azione di un potenziale calorico basso che agisce per un tempo d’esposizione breve; la necrosi umida è prodotta da un potenziale calorico medio che agisce per un tempo di esposizione maggiore; la necrosi secca, infine, è prodotta da un potenziale calorico molto elevato con una esposizione protratta. Le ustioni profonde si presentano sempre con una distruzione di tessuti, e ciò rende purtroppo inadeguata ogni forma di trattamento terapeutico per l’impossibilità di ottenere la "restitutio ad integrum" delle cellule lese. Nelle ustioni di secondo e terzo grado la caratteristica più evidente è costituita dal rapido instaurarsi di un edema locale molto intenso dovuto alla fuoriuscita di liquidi dai capillari. Tale perdita dei liquidi può verificarsi sia entro i tessuti che all’esterno, attraverso la superficie ustionata. Alla base di tale fenomeno è l’alterazione della permeabilità capillare che insorge dopo l’ustione sia per l’azione diretta del calore sia per la liberazione di sostanze dai tessuti lesi. Il liquido che esce dalle superfici ustionate è rappresentato soprattutto da plasma con un rapporto albumine/globuline molto maggiore di quello del plasma ematico.

Terapia

Trattamento generale. Nelle ustioni che superano l’estensione del 10% della superficie corporea nel bambino e del 15-20% nell’adulto, la terapia generale deve essere instaurata con carattere d’urgenza, poiché il destino del malato ustionato dipende quasi esclusivamente dal trattamento delle prime 48 ore.
Base della terapia moderna dell’ustionato sono la prevenzione e il trattamento successivo dello shock. La quantità dei liquidi da somministrare va calcolata sulla base della plasmorrea, dell’emoconcentrazione e dell’estensione e profondità delle superfici ustionate. Gli elementi da reintegrare sono le proteine, il sangue, l’acqua e gli elettroliti.
Trattamento locale. Il trattamento locale delle ustioni deve tendere a limitare la perdita dei liquidi, a ridurre al minimo il danno dei tessuti, a preparare un buon letto per l’attecchimento degli innesti. Nel 1947 Wallace introdusse il metodo aperto ("exposure method") che oggi è ancora molto seguito da tutti i più moderni centri per ustionati e che si basa sull’esposizione all’aria delle superfici lese, previa accurata toletta, cospargendole di polvere di penicillina ed ossido di magnesio in modo da formare una spessa crosta che ostacoli l’iniziale plasmorrea; tale crosta, in terza settimana, si distaccherà spontaneamente. L’epitelio sottostante, rimasto ancora vitale, tende a rigenerarsi e se la distruzione non avrà interessato tutti gli annessi cutanei (ghiandole sudoripare, ghiandole sebacee e follicoli piliferi), la riepidermizzazione spontanea progredirà senza ostacoli sotto le croste fino alla quasi completa guarigione. Se invece la distruzione dei tessuti sarà stata più profonda, con questo metodo si favorirà la granulazione delle ferite in modo da preparare un buon letto per l’attecchimento degli innesti.


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