Significato del termine medico: leucemie.


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Il termine fu coniato dagli autori che poco più di un secolo fa identificarono questa malattia con riferimento al particolare aspetto del sangue, macroscopicamente biancastro (leukoz = bianco, aima = sangue) per il notevole aumento dei globuli bianchi da essi ritenuto elemento centrale e qualificativo del quadro morboso. Gli studi ulteriori hanno dimostrato che l'alterazione del sangue, se pure presente nella maggior parte dei casi, può talora essere in grado assai modesto o addirittura mancare; e che la malattia è dovuta ad una primitiva, irreversibile proliferazione delle cellule di uno dei sistemi leucopoietici, ossia di una delle sezioni dei tessuti emopoietici da cui hanno origine i globuli bianchi. Tale proliferazione, abnormemente attiva (iperplasia), di carattere più o meno spiccatamente patologico (displasia) e con grado maggiore o minore di incapacità maturativa e funzionale (anaplasia), sovverte la struttura degli organi emopoietici in cui ha sede. Anche al di fuori degli organi emopoietici si verifica una infiltrazione di cellule immature che si diffondono tra le strutture dei diversi organi e tessuti.
Il passaggio facoltativo nel sangue di cellule in proliferazione permette di distinguere le leucemie in ipercitemiche, quando il numero di globuli bianchi è più o meno elevato, in normocitemiche ed infine in ipocitemiche, quando il tasso leucocitario è addirittura abbassato. Con più stretto riferimento al carattere di immaturità e di atipia delle cellule che passano nel sangue, si parla di forme leucemiche quando siano presenti cellule immature con numero aumentato di globuli bianchi, di forme subleucemiche se manca l’aumento numerico ed infine di forme aleucemiche se manca l’immaturità.
Il processo proliferativo leucemico può interessare sia il sistema delle cellule midollari da cui si originano i granulociti, rispettivamente neutrofili, eosinofili e basofili, sia il sistema linfatico (da cui si originano i linfociti), sia quello reticolo-istiocitario. Nel primo caso la malattia prende il nome di mielosi leucemica con le varianti neutrofila (la più comune, detta anche soltanto leucemia mieloide), eosinofila e basofila corrispondentemente all’interessamento dell’una o dell’altra linea del sistema granuloblastico. Si distinguono forme pure di mielosi leucemiche, dette anche monosistemiche e forme miste o plurisistemiche per l’associazione di un processo proliferativo parimenti irreversibile, primitivo, anadisplastico, a carico di un altro sistema midollare e cioè di quello eritropoietico (mielosi eritremica) o di quello piastrinopoietico (mielosi megacariocitica) o di entrambi: la più nota di tali associazioni è la mielosi eritroleucemica o eritroleucemia.
Le leucemie che colpiscono il sistema linfatico vengono dette linfatiche o linfoadenosi.
I processi proliferativi di tipo leucemico a carico del tessuto reticolo-istiocitario prendono il nome di leucemie monocitiche o istioleucemie. Esistono poi processi analoghi a carico delle plasmacellule che sono detti leucemie plasmacellulari.
Nell’ambito di ciascuna delle forme elencate si distinguono una varietà acuta ed una cronica; i casi intermedi vengono detti subacuti. Talora una forma a decorso cronico può assumere un andamento acuto (fase terminale di acutizzazione).



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