Significato del termine medico: genitale.


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Dal punto di vista dell’embriologia e dell’anatomia comparata, in questo testo prevalentemente trattate, l’apparato genitale e quello escretore renale, pur evidentemente così differenti per funzione, esigono una trattazione comune. Nell’embrione, infatti, essi si formano da regioni mesodermiche adiacenti, lo sviluppo dell'uno e associato a quello dell’altro, e nell’adulto hanno in comune dei condotti. Descriviamo, pur sommariamente, lo sviluppo e la nascita.
Lo sviluppo dell’apparato urinario nell’embrione umano passa attraverso queste fasi: il "pronefro" si abbozza solo nella regione cervicale senza trasformarsi in glomerulo vascolare; esso scompare rapidamente ad eccezione del dotto, il quale a partire dal settimo segmento cervicale comincia a raccogliere alcuni tubuli uriniferi più differenziati che, in numero variabile secondo lo sviluppo dell’embrione, si estendono fino al quarto segmento lombare e che nell’insieme costituiscono il "mesonefro" o "corpo di Wolff". Il primitivo dotto del pronefro si trasforma in “dotto del mesonefro” o dotto di Wolff (detto anche uretere primitivo) e come tale, scorrendo sul piano dorsale dell’embrione, sbocca nella cloaca o cavità terminale dell’intestino primitivo situata al polo caudale dell’embrione. Sino al 4° mese il mesonefro è un vero organo di escrezione embrionario; da tale epoca si atrofizza e viene sostituito dal "metanefro" o "rene definitivo".
Subito dopo la formazione dei dotti di Wolff, verso la sesta settimana circa, si ha la comparsa nell’embrione di due altri condotti che prendono origine da un solco del mesotelio celomatico situato ai lati dei dotti di Wolff. I due nuovi condotti, chiamati "dotti di Muller", decorrono parallelamente ai primi e li accompagnano per tutta la loro lunghezza fino allo sbocco nella cloaca; nella porzione craniale essi sono disposti lateralmente ai dotti di Wolff, mentre nella porzione caudale si situano medialmente ad essi nello stesso tempo che si fondono tra di loro. L’insieme dei quattro condotti, due per lato, forma nella pelvi un unico fascio, cui è dato il nome di cordone genitale. I due dotti di Muller sono destinati allo sviluppo delle vie genitali femminili e rappresentano i vettori al servizio dell’ovaio, come i dotti di Wolff lo sono nei riguardi del testicolo. Infatti, nell’embrione femminile, dalla parte più craniale di ciascun dotto di Muller, corrispondente alla porzione libera del condotto, si formerà la tuba uterina con il suo padiglione; dalla parte più caudale, corrispondente alla fusione dei due condotti, avranno origine l’utero e la vagina.
L’evoluzione in senso maschile o femminile delle ghiandole sessuali o gonadi è legata, in condizioni normali, al particolare quadro cromosomico che si è venuto a determinare all’atto della fecondazione; vale a dire che se l’ovulo (X) ha incontrato uno spermatozoo portatore del cromosoma X il prodotto del concepimento sarà di sesso femminile (XX), se invece è venuto a contatto con uno spermatozoo con cromosoma Y il nuovo essere sarà di sesso maschile (XY). Nel caso in cui la gonade si orienti in senso femminile (ovaio) l’ammasso epiteliale che costituisce il corpo genitale si differenzia in due parti, una periferica, che rappresenta la parte più importante dal punto di vista dell’attività funzionale ed una centrale; nella prima, detta corticale, da una proliferazione epiteliale secondaria che dura fino al settimo mese. Si formano i cordoni di Pfluger e da questi i follicoli primordiali costituiti da una cellula sessuale, al centro, circondata da cellule celomatiche indifferenti che diventano poi cellule follicolari.
Nella porzione centrale del corpo genitale, detta midollare, l’epitelio scompare parzialmente per fatti regressivi ed il resto da luogo alla formazione dei cordoni midollari e della rete ovarica, anche essi destinati per lo più a scomparire; nell’ovaio della donna adulta sono tuttavia frequenti i residui della rete ovarica.
Nel maschio, in seno al corpo genitale compaiono dei cordoni cellulari (cordoni sessuali) che si accrescono in lunghezza e si approfondano, separati da lamine di connettivo connesse con il mesenchima circostante; da quest’ultimo deriva l’albuginea, dalle lamine derivanti i setti interlobulari.
Nell'apparato genitale femminile si è soliti classificare i vari costituenti in: organi genitali interni ed organi genitali esterni. I primi sono rappresentati dalle ovaie, dalle tube o trombe uterine, dall'utero e dalla vagina; i secondi dal pudendo muliebre o vulva.



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