Significato del termine medico: febbre.


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La febbre è una reazione chimica metabolica onde si conserva e si sviluppa il sistema strutturale-funzionale caratteristico della materia detta vivente, utilizza energia disponibile nel mondo esterno (in definitiva energia solare) e producono una dispersione calorica come netto residuo. Molti animali controllano questa dispersione calorica che è frutto del loro metabolismo, nel senso che riescono a mantenere una temperatura interna del corpo pressoché costante. È un modo di riutilizzare parte di quella energia calorica col mantenere un ambiente termico idoneo alla funzione ottimale e regolare (senta sbalzi) delle stesse operazioni implicate. Questi animali, l’uomo compreso, diconsi "omeotermi", "eterotermi" essendo invece quelli la cui temperatura interna è largamente in equilibrio con quel la esterna e subisce quindi considerevoli variazioni. I meccanismi fisiologici con cui si realizza l’omeotermia si chiamano "meccanismi di termoregolazione" e operano su due fronti: la termoproduzione e la termodispersione. Quando la variazione in più o in meno oltrepassa i limiti di quelle fisiologiche si parla rispettivamente di ipertermia e di ipotermia.
Una elevazione della temperatura corporea oltre la norma per una determinata specie di omeotermo, non transitoria ed in rapporto a stati funzionali normali, ma più o meno perdurante e in rapporto a stati patologici (per es. infezioni) dicesi "febbre'. A seconda dell’andamento nel tempo la febbre può essere continua, intermittente, remittente, ondulante, etc. Quando insorge bruscamente è accompagnata da “brivido”; quando cessa bruscamente è accompagnata da abbondante sudorazione.
Si conoscono molti agenti che producono uno stato febbrile: agenti fisici e chimici (tossici), ma particolarmente i prodotti liberati dai vermi che sono causa di malattie infettive (endotossine, batterioproteine, polisaccaridi batterici, etc). Il processo analitico di individuazione delle sostanze batteriche veramente responsabili del solo effetto febbrigeno (ipertermico) ha portato alla individuazione in alcune forme microbiche di composti a tipo glicolipidico (endotossine) detti pirogeni, i quali sono responsabili di una cospicua elevazione della temperatura corporea anche in dosi assolutamente minime.
L’esistenza di febbri da cause non microbiche e da infezioni i cui microbi non posseggono propriamente pirogeni, oggi è stata dimostrata con la scoperta che esistono anche “pirogeni interni” liberabili nell’organismo dai più diversi insulti patologici; una delle loro sorgenti sarebbero i leucociti del sangue. Nel febbricitante si ha “tachicardia” (aumento della frequenza del polso), “tachipnea” (aumento della frequenza del respiro), eccessivo consumo di sostanze azotate (e dimagramento), talora albuminuria, acidosi del sangue e dei tessuti, chetonemia (aumento dei prodotti chetonici nel sangue) e impegno metabolico del fegato e dei muscoli (creatinuria). Nei casi più gravi si ha anche compromissione (da elevata temperatura, ma anche per gli stessi prodotti tossici delle infezioni) delle funzioni psichiche, con delirio o addirittura stato comatoso.
La febbre tuttavia rappresenta, nel suo complesso, una reazione entro certi limiti utile per l’organismo nella difesa contro le malattie infettive. Pertanto solo quando la elevazione febbrile diviene eccessiva e compromettente lo stato degli organi vengono usati mezzi esclusivamente antitermici: la preferenza viene data ai medicamenti specificatamente antinfettivi, come mezzo più efficace per combattere, più che la febbre, l’infezione.



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