Significato del termine medico: chirurgia.


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Chirurgia

La chirurgia è vecchia quanto l’uomo e le sue origini si confondono con i primordi della vita associata: pochi campi dell’attività umana sono contrassegnati da tante incertezze ed oscurità, quanto il suo progresso. La chirurgia riunisce le prestazioni manuali dell’attività medica: il nome significa infatti "opera delle mani"; e proprio questo requisito “materiale” l’ha relegata per secoli ad un livello secondario, al rango di un mestiere, praticato solo da persone prive di censo e di cultura, come i barbieri e i flebotomi.
Le antiche opere della letteratura chirurgica possono anche suscitare l’impressione in chi legge che l’uomo abbia coltivato quest’arte da tempi remoti, con successo superiore al vero.
Siamo in possesso di relazioni cliniche precise e dettagliate, conosciamo molti strumenti chirurgici arcaici: arnesi di tortura, talvolta ingegnosi; possiamo leggere la descrizione di operazioni le cui premesse tecniche sono accettabili ancor oggi. Si tratta però di manifestazioni sporadiche, cadute spesso e rapidamente nella dimenticanza. Esse denotano soltanto che l’uomo, di fronte ai problemi giornalieri, aveva bisogno della chirurgia, per affrontare e guarire alcune malattie.
Certamente fin dal tempo antico vi furono intuizioni brillanti: ma non vennero raccolte né sviluppate, per mancanza di adeguate premesse. Alcune tecniche operatorie furono notoriamente tramandate di padre in figlio, sotto vincolo di segreto; esse furono descritte e riportate da autori che non avevano alcuna esperienza diretta dell’intervento chirurgico.
La chirurgia ha assunto un aspetto pressoché definitivo solo da cinquant’anni a questa parte: il suo sviluppo ha richiesto un lungo arco di secoli perché la realizzazione di questa attività, in definitiva antinaturale, non fu possibile fino a che non maturarono le opportune premesse in altri campi.
La conoscenza anatomica del corpo umano da parte degli operatori, l’abolizione del dolore ed il controllo dell’infezione furono le tappe che permisero di eseguire le operazioni chirurgiche con un minimo di sicurezza. Solo successivamente, e del tutto recentemente, si sono allargati i limiti dell’aggressione chirurgica del corpo umano. Questi hanno raggiunto ora confini impensabili fino a poco tempo fa, grazie alle misure per prevenire e combattere lo shock, ai metodi per mantenere in vita l’operato in condizioni similcadaveriche (con il respiro arrestato, con la circolazione interrotta, con il cuore fermo, con la temperatura corporea fortemente abbassata), alla scoperta ed alla diffusione dei farmaci che curano la quasi totalità delle infezioni (chemioterapici ed antibiotici).

Chirurgia plastica

Chirurgia plastica ricostruttiva può definirsi quel ramo della chirurgia che si occupa del ripristino di parti offese, mutilate o congenitamente deformi, restaurandone la forma, reintegrandone la funzione, ed eventualmente, ove indicato e possibile, migliorandone l’apparenza.
L’assunto integratore, sostitutivo o di rifacimento, che sta alla base di questa chirurgia si esplica il più delle volte attraverso l’apporto di "materiali" quanto possibile affini a quelli congenitamente mancanti Ovvero perduti per malattia od accidente. Questi materiali sono in effetti tessuti viventi: osso, cute, cartilagine, mucosa, etc, atti, per quantità e struttura, a sostituire altrettanta cute, cartilagine, osso e cosi via.
E' bene subito ricordare come tali tessuti di apporto per vivere indefinitamente nella nuova sede cui sono trasferiti debbano essere forniti dal medesimo soggetto che di quell’apporto abbisogna: è questo un aspetto della difesa della costituzione individuale di ciascuno di noi.
La specificità biochimica propria di ogni singolo individuo non tollera quanto per natura "ab initio" non gli appartiene, e più o meno rapidamente, in qualche modo lo elimina (espelle).


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