Significato del termine medico: chemioterapia.


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Chemioterapia

Ramo delle scienze chimiche, biologiche e mediche, il quale, impiegando tecniche e conoscenze della microbiologia, della citochimica, della chimica farmaceutica, della farmacologia e della clinica, ricerca e soprattutto prepara molecole che siano il più possibilmente dannose ad agenti infettivi e parassitari, e nello stesso tempo innocue all’organismo infetto.
La chemioterapia si distingue da ogni altra forma di terapia poiché è l’unica effettivamente “eziotropica” o “causale”, diretta cioè a curare la malattia sopprimendone la causa e non soltanto controllandone le manifestazioni (“terapia sintomatica”). Ciò è possibile in quanto la malattia infettiva, oggetto principale della chemioterapia, è causata da agenti patogeni, estranei all’organismo.
Caratteristica peculiare del farmaco chemioterapico deve essere pertanto quella di colpire, con la maggiore efficacia possibile, l’agente infettante rispettando quanto più possibile l’organismo ospite. In altri termini il chemioterapico deve possedere una "tossicità selettiva" per l’organismo infettante, il che implica l’esistenza in quest’ultimo di strutture vitali differenti da quelle dell’organismo infettato e pertanto selettivamente suscettibili all’azione lesiva del farmaco chemioterapico.
I chemioterapici possono modificare direttamente enzimi, sostituire substrati o coenzimi agendo come analoghi chimici di metaboliti essenziali, alterare reazioni enzimatiche per sottrazione di cofattori essenziali quali, ad esempio, metalli. In ultima analisi, quale che sia il meccanismo di azione, un chemioterapico può agire sugli agenti infettanti o uccidendoli (azione battericida) oppure inibendone la moltiplicazione (azione batteriostatica).
Elemento fondamentale per la qualificazione di un farmaco chemioterapico è la definizione dello “spettro antimicrobico”, dell’elenco, cioè dei microrganismi, che sono più o meno suscettibili alla sua azione lesiva. La conoscenza dell’esatto spettro d’azione è condizione imprescindibile per la realizzazione di una corretta pratica chemioterapica.
Problema peculiare della chemioterapia è il fenomeno della “resistenza”, che può essere definita come una perdita transitoria o permanente della sensibilità iniziale dei microrganismi all’effetto del chemioterapico. Secondo l’opinione prevalente, almeno nel caso dei batteri, si tratterebbe di un fenomeno di selezione, nel senso che il carattere genetico della resistenza non sarebbe indotto dal chemioterapico, ma preesisterebbe in una esigua minoranza della popolazione batterica: il chernioterapico.

Chemioterapia antitumorale

Si può discutere se sia giustificato parlare di chemioterapia a proposito dei numerosissimi tentativi, per la massima parte infruttuosi, di ottenere farmaci specificamente anticancerogeni. La giustificazione può trovarsi considerando, anche se con criterio piuttosto semplicistico, la cellula tumorale come una entità differenziata dalle restanti cellule dell’organismo, una specie di agente parassitario che bisogna possibilmente distruggere con farmaci adeguati, i quali risparmino il più possibile le cellule normali. La proprietà della cellula tumorale che, allo stato attuale delle conoscenze, appare più suscettibile all’aggressione con mezzi farmacologici, è la vivacissima, spesso anarchica, attività proliferativa. I farmaci di cui attualmente si dispone possono agire:
1) interferendo nella utilizzazione, da parte della cellula tumorale, di metaboliti essenziali per l’attività moltiplicativa, da essa continuamente richiesti in quantità esuberante rispetto alla maggior parte delle altre cellule del l’organismo;
2) alterando l’intimo processo della divisione cellulare (mitosi).
Al primo gruppo appartengono i cosiddetti "antimetaboliti"; al secondo gruppo gli "antimitotici”.
Esiste ancora un terzo gruppo di farmaci antitumorali, il cui meccanismo d’azione non è ancora esattamente interpretato, che vengono riuniti sotto la generica dizione di veleni cellulari aspecifici; tra questi, principalmente, agenti alchilanti.


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