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CellulaDa quando Roberto Hooke, nel 1665, parlò per la prima volta di cellula, la citologia ha compiuto passi prodigiosi, ed ha condotto l’uomo ad una conoscenza della materia vivente, e del modo con cui essa si organizza ed esplica le proprie attività, che si spinge ormai fino al livello molecolare. E' evidente che in tutto questo progresso scientifico in campo biologico ha avuto una parte di primo piano il progresso che parallelamente si andava realizzando nella costruzione di apparecchiature e nella elaborazione di metodiche che sempre più permettevano di indagare nei misteri profondi della materia vivente. Dal microscopio semplice di Leeuwenhock, che necessariamente limitava gli ingrandimenti a valori molto ridotti, al microscopio composto che si poté realizzare solo quando si riuscirono a compensare il modo sufficiente le varie aberrazioni (essenzialmente sferica e cromatica) che si manifestano nei sistemi complessi di lenti, fino al microscopio a contrasto di fase, che ha permesso l’osservazione diretta delle cellule vive, senza avere la necessità di ricorrere a fissazioni e colorazioni onde avere un contrasto apprezzabile, la citologia si è arricchita di strumenti sempre più perfezionati, che hanno permesso di raggiungere le massime risoluzioni teoricamente ottenibili, quando il mezzo impiegato per l’osservazione è la luce. Nel frattempo, gli studi di biochimica e di fisiologia cellulare avevano gettato nuova luce sulle conoscenze della cellula e della materia vivente, ma restavano in un certo qual senso troppo lontane dalle cognizioni morfologiche, perché si potesse tentare sempre una stretta correlazione tra morfologia e funzione delle singole strutture cellulari. La realizzazione del microscopio elettronico e l’elaborazione delle tecniche che ne hanno permesso l’utilizzazione nelle ricerche citologiche, hanno impresso un nuovo ritmo agli studi sulla cellula, permettendo la visione diretta di un mondo che prima era noto solo per certe sue manifestazioni dinamiche o proprietà chimiche o chimico-fisiche. Si è così potuto dare un substrato morfologico ben definito ad una serie di fenomeni biochimici e fisiologici, e per converso attribuire ad ogni particolare struttura della cellula una specifica funzione dinamica. Le nuove scoperte morfologiche hanno inoltre contribuito, e talvolta in modo essenziale, alla spiegazione di molti fenomeni biochimici e fisiologici, ed in qualche caso hanno aiutato a risolvere spinose questioni, difficilmente risolvibili con metodi indiretti su frazioni cellulari isolate, in sistemi cioè necessariamente alterati dal punto di vista dell’architettura molecolare, e quindi della morfologia ultrastrutturale. Si può dire in effetti che per la prima volta, dopo l’avvento della microscopia elettronica nello studio dell’organizzazione della materia vivente, la morfologia ha cooperato validamente, e ad un livello risolutivo sensibilmente prossimo, con la biochimica e la fisiologia. |