Significato del termine medico: antibiotici.


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Antibiotici

Gli antibiotici possono essere così definiti: metaboliti prodotti spontaneamente da organismi viventi (oppure ottenuti per sintesi, ma con struttura chimica analoga a quella dei prodotti naturali), aventi azione antibatterica selettiva con meccanismo antibiometabolico. Essi si differenziano dai chemioterapici perché, se anche possono essere ottenuti per via sintetica, sono stati però impiegati inizialmente come prodotti naturali, derivanti dal metabolismo di organismi viventi.
L’esistenza di un’azione antagonista manifestantesi tra diverse specie di microrganismi era un fatto noto fin dalla seconda metà del secolo scorso; tuttavia i molti tentativi compiuti da allora per utilizzare a fini terapeutici questi fenomeni di antagonismo non riuscirono ad oltrepassare i limiti della ricerca puramente sperimentale fino a quando dalle osservazioni di Alexander Fleming (1929) non si giunse alla scoperta della penicillina, sostanza antibatterica prodotta da una muffa del genere Penicillium e il primo antibiotico ad essere introdotto in terapia.
Dopo la scoperta della penicillina, le ricerche in questo campo furono centuplicate, raggiungendo risultati veramente insperati. Dopo la penicillina e la streptomicina, che sono stati i due antibiotici che hanno dominato il campo della terapia antibatterica fino al 1948, numerosi altri antibiotici si sono attualmente imposti nell’uso clinico; ricordiamo fra i più importanti il cloramfenicolo, l’aureomicina (clortetraciclina), la terramicina (ossitetraciclina), l’eritromicina, la tetraciclina, la demetilclortetraciclina e tanti altri ancora, come la novobiocina, la kanamicina, la neomicina, la carbomicina, la bacitracina, etc, che, anche se non hanno raggiunto un impiego così esteso come i primi, si sono dimostrati tuttavia degni di considerazione in campo terapeutico.

Sensibilità e resistenza

Non tutti i microrganismi risultano sensibili all’azione dei vari antibiotici né la sensibilità è un carattere costante. Si suole distinguere una sensibilità generica, che è legata alla specie batterica e che costituisce la base per stabilire lo “spettro antibatterico” di ciascun antibiotico, cioè la lista delle varie specie batteriche generalmente sensibili ad un determinato antibiotico, ed una “sensibilità specifica” che è l’espressione della sensibilità del particolare ceppo batterico in causa. Si dice che un antibiotico possiede uno “spettro” antibatterico “ampio” o “medio” o “piccolo”, a seconda del numero delle specie batteriche ad esso sensibili. Antibiotici ad ampio spettro sono le tetracicline e il cloramfenicolo, perché agiscono sui batteri gram-positivi e gram-negativi, sui grossi virus, su diversi protozoi; antibiotici a medio spettro sono la penicillina e la streptomicina perché agiscono prevalentemente sui batteri gram-positivi, la prima, e su quelli gram-negativi e sul tubercolare, la seconda; antibiotici a piccolo spettro sono quelli, come la cicloserina, che agiscono su un numero molto ristretto di batteri.

Meccanismo d'azione

Gli antibiotici agiscono generalmente con un meccanismo di interferenza: in base, cioè, ad una affinità chimica esistente tra antibiotico e una sostanza indispensabile alla crescita di un determinato germe (fattore di crescita), l’antibiotico, per competizione, si sostituisce a questo (reazione di spostamento) determinando così la morte della cellula batterica. La penicillina, per esempio, entra in competizione con un nucleotide essenziale per la formazione della parete cellulare; la tirotricina e la polimixina agiscono solo sui bacilli gram-negativi, perché interferiscono con una sostanza che si trova unicamente sulla membrana citoplasmatica di questi germi e non su quella dei gram-positivi; la streptomicina, combinandosi con alcuni ricettori cellulari, inibisce l’ossidazione dell’acido benzoico; il cloramfenicolo blocca la sintesi degli acidi grassi interferendo sull’attività lipasica.

Gli antibiotici in terapia

Poiché non tutti i germi sono ugualmente sensibili ai vari antibiotici, per la scelta dell’antibiotico da somministrare, occorre formulare una diagnosi eziologica quanto più precisa sia possibile. L’ideale sarebbe quello di riuscire ad isolare l’agente patogeno, in maniera da poter stabilire direttamente la sensibilità specifica del germe in causa. Per tale ricerca si ricorre all’antibiogramma, cioè ad un’indagine di laboratorio che consente di saggiare “in vitro” la sensibilità del germe verso i più importanti antibiotici.


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